Il deserto dei tartari, disegni di
Pasquale Frisenda su testi di
Michele Medda, 163 tavole pubblicate da Sergio Bonelli Editore nel 2024.
Questa starordinaria tavola mostra chiaramente la maestria di Pasquale Frisenda nel tradurre in immagini l'atmosfera rarefatta, malinconica e senza tempo del capolavoro letterario di Dino Buzzati, qui adattato da Michele Medda.
Il tratto a mezza tinta di Frisenda cattura perfettamente i dettagli dell'ambiente urbano iniziale, prima che la narrazione si sposti verso la solitudine geometrica e desolata della Fortezza Bastiani.
In questa specifica tavola lo stile grafico di Pasquale Frisenda e la sua gestione del chiaroscuro emergono come gli elementi portanti per evocare il senso di attesa psicologica e sospensione temporale tipici del romanzo di Buzzati.
A differenza del classico fumetto seriale bonelliano, dominato da netti contrasti in bianco e nero (linea chiara e campiture nere), Frisenda adotta qui una pennellata sfumata e acquerellata.
Questa scelta produce una ricca gamma di grigi intermedi che avvolge l'intera scena.
Il grigio non è piatto, ma stratificato. Restituisce la consistenza della pietra bagnata, l'umidità dei canali e la tipica foschia mitteleuropea.
Il manto dei cavalli e i tessuti delle divise militari non hanno contorni netti, ma sono definiti dal volume stesso del colore, conferendo un senso di realismo storico e tangibilità.
La luce appare diffusa, filtrata da un cielo perennemente coperto o nebbioso. Non ci sono ombre radenti o violente; le transizioni tra luce e ombra sono morbide e progressive.
Questo tipo di illuminazione elimina ogni dinamismo artificiale, amplificando l'impressione che il tempo scorra in modo quasi impercettibile, intrappolando i personaggi.
I neri pieni e profondi vengono utilizzati strategicamente per guidare lo sguardo del lettore e dare profondità alla pagina.
Nella prima vignetta, lo scafo scuro della barca in primo piano funge da quinta teatrale, spingendo l'occhio verso lo sfondo dove i due cavalieri si allontanano.
Nella terza vignetta, l'oscurità dell'arco sulla destra incornicia l'uscita dei personaggi dalla città. Il contrasto tra il muraglione grigio e il varco d'ombra simboleggia visivamente il passaggio da un mondo conosciuto e protetto (la città natale) verso l'ignoto e la solitudine della Fortezza.
Insomma Frisenda rinuncia alla spettacolarità del segno per favorire un approccio pittorico intimo, dove il chiaroscuro diventa lo specchio della malinconia e dell'incomunicabilità che gravano sul destino del tenente Giovanni Drogo.